Ci sono prigioni fatte di sbarre e muri, e poi ci sono carceri invisibili che l'uomo porta con se ovunque vada. Il carcere, romanzo breve scritto tra il 1938 e il 1939 ma pubblicato solo nel 1948 nel volume Prima che il gallo canti, nasce dall'esperienza del confino che Cesare Pavese trascorse a Brancaleone Calabro tra il 1935 e il 1936 . Condannato per antifascismo a causa di alcune lettere compromettenti ricevute per proteggere la donna amata, lo scrittore trasfigura quel periodo nei mesi di isolamento del protagonista Stefano, un ingegnere del Nord confinato in un paesino del Meridione. In questa terra arida e selvaggia, affacciata su un mare che anziche aprirsi al mondo diventa la quarta parete della sua prigione , Stefano osserva la vita scorrere senza riuscire a toccarla veramente. Frequenta l'osteria, va a caccia, intreccia relazioni con due figure femminili opposte e complementari: Elena, la figlia remissiva della padrona di casa, e Concia, ragazza istintiva e bella come una capra in cui si incarna la sensualita ancestrale di quella terra. Ma ogni tentativo di contatto autentico naufraga contro un'incapacita di comunicare che e molto piu antica della condanna subita. Perche il vero carcere, scopre Stefano, non e fatto di confini geografici o divieti politici. E quella cella invisibile che l'intellettuale porta dentro di se, fatto di distanza dalle cose, di sguardo che osserva il mondo come da un vetro. Pubblicato insieme a La casa in collina nel dittico Prima che il gallo canti, questo romanzo breve ma densissimo e la prima prova della piena maturita di Pavese: un'indagine spietata sulla solitudine come condizione esistenziale, sull'impossibilita di appartenere davvero a un luogo, a una donna, alla vita stessa. Quando arrivera il condono e Stefano potra tornare a casa, portera quel carcere con se. Per sempre.